Calizzano: il paese

Il Paese a metri 647 s.l.m. conserva ancora, nell’antico Borgo, caratteri genuini e pittoreschi dell’entroterra ligure, ma ha perso quelli medioevali. Il castello del Marchese del Carretto sorgeva ad Ovest del paese su una piccola altura; quando Calizzano venne venduta agli spagnoli esisteva ” una grande casa che abitano i marchesi” e ”un castello diroccato” (da La Spagna e il Finale dal 1567 al 1619 di Gasparini).Il Borgo era circondato da tre parti da mura, il quarto lato era verso il castello. Le porte che immettevano nel Borgo erano tre:

  • la Porta di San Rocco rivolta verso Nord in direzione della Villa del Pasquale che permetteva l’accesso attraverso un ponte levatoio, vista la presenza fuori porta del Rio San Rocco;
  • la Porta della Barbacana rivolta verso Sud vicino alla quale era presente una torre in seguito trasformata in campanile la cui cuspide e cella campanaria risalgono al XVII secolo;
  • la Porta del Mulino rivolta verso Est che portava verso la Villa di Frassino.

Calizzano ha avuto tempi di prosperità per l’attività di nume-rose ferriere che i Marchesi del Finale e la Repubblica di Geno-va avevano impiantato lungo le rive della Bormida e dei suoi af-fluenti. Sorgevano almeno quattro ferriere (Franchella - ferriera di Caragna esistente dal 500 - ferriera della fabbrica e la ferriera nuova sorta con la dominazione genovese dopo il 1713). Il minerale, proveniente dall’Isola d’Elba, sbarcato sulla costa veniva portato quassù a dorso di mulo per le tortuose mulattiere che univano Calizzano a Finale e Loano. Le ferriere lavoravano il minerale sfruttando le locali risorse di acqua, di legno e di carbone. Si sviluppò così un attivo mercato con scambio di ferro lavorato, granaglie provenienti dal Piemonte e sale portato dalla riviera, e si estese oltre alla coltivazione della canapa anche quella del tabacco che veniva manufatto sul posto. Il sorgere della grande industria siderurgica costrinse all’inattività le ferriere che si trasformarono in segherie. Dal Casalis si apprende che nel 1836 vi erano a Calizzano ”17 seghe ad acqua, le quali servono per ridurre in sottili tavole i faggi ed altre piante di alto fusto… ricercatissime per la costruzione di navi, infatti si richiede sempre che la loro ossatura sia coperta di tavole di rovere di Calizzano”.

L’affermarsi di altri centri spostò i mercati e dovette essere abbandonata la coltivazione della canapa e del tabacco. La lavorazione del legno e la carbonizzazione degli scarti sulla montagna, la raccolta delle castagne, l’allevamento del bestiame, l’agricoltura fornirono ancora lavoro a molte persone sino all’ultima guerra.

L’uso del gas da cucina e del gasolio per riscaldamento fece diminuire la richiesta di carbone vegetale e della legna da ardere, anche la fabbricazione di cassette per la frutta è andata estinguendosi, perché sostituita da quella di plastica; i lavori artigianali come falegname, sarto, calzolaio sono scomparsi e le botteghe che davano lavoro a parecchie persone sono state chiuse. L’industria del carbone vegetale è cessata, e molte segherie hanno cessato la loro attività.

Calizzano che aveva conosciuto tempi di prosperità ha veduto negli ultimi cento anni diminuire la sua popolazione con ritmo preoccupante.

Sono sorte in paese alcune industrie per la lavorazione dei funghi e dei prodotti del sottobosco; la lavorazione del legno di faggio per la costruzione di bozzoli per forme di scarpe è stata ripresa da due segherie. Nel dopoguerra si è data molta importanza al turismo costruendo alberghi, case ed attrezzature sportive e ricreative. Nel 1961 sorse lo stabilimento dell’acqua minerale che imbottigliando l’acqua della Fontana delle Anime e della Fonte Bauda porta il nome di Calizzano fuori dai nostri confini.

Mutano i tempi e le cose, alla economia puramente agricola del paese si sono aggiunte di volta in volta nei secoli, l’industria del ferro e del legno, della canapa, dei funghi, ma i boschi e l’acqua che scorre nelle antiche rogge, fatte costruire dai frati benedettini e sorgente dalle fresche fontane continuano ad essere elemento di lavoro, di ricchezza e di attrazione turistica per Calizzano.

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